CANTOS DE CORO

 Cantos de coro è il libro in cui sono raccolte la maggior parte 
delle composizioni ed elaborazioni di canti profani e sacri, 
legati all'attività di direzione di diversi cori da parte dell'autore.

Grazie all' esperienza, all'affidabilità e all' impegno costante,  nel corso degli anni, si è presentata l'opportunità di lavorare con diversi cori, per i quali sono state elaborate sempre nuove composizioni.

Non sarebbe stato possibile realizzare il libro  senza lo stimolo dei gruppi incontrati in almeno tre decenni.  Per questo è importante entrare in contatto con persone dalla mentalità aperta e usare le  passioni e abilità per fare la differenza. 

 

IL CANTO POPOLARE DELLA SARDEGNA

Gli studi di etnomusicologia riferiscono di una certa disposizione, presente in tutti i popoli, verso forme di canto che si concretizzano nella pratica di repertorii di tipo monodico, omofonico (o polivocale), a più parti ( o polifonici) e che utilizzano la tecnica della eterofonia, del falsobordone, del canone, della imitazione, del parallelismo.

Il ritrovamento di un bronzetto itifallico rappresentante un suonatore di uno strumento tricalamo, conservato nel Museo Archeologico di Cagliari, ci può facilmente indurre a formulare facili congetture sulla diffusione della pratica musicale nella nostra Isola, ma gli attuali studi etnomusicologici sono molto prudenti nel certificare filiazioni fra il bronzetto tricalamo di Ittiri e le attuali launeddas.
Il passaggio dalla musica strumentale a quella vocale - o viceversa - può essersi verificato in modo assai naturale e spontaneo, non avendo la certezza nell’indicare quale delle due esperienze abbia, cronologicamente, preceduto l’altra.
 
Nelle tre grandi suddivisioni sopra descritte si collocano:
 
a) i repertori sacri e, più in generale, religiosi e devozionali (messe, antifonari, litanie, canti della Passione, Te Deum, laudi spirituali, i canti delle Confraternite religiose, le Pregadorias, i Rosari, i Gosos/Gòcius, etc.) e comunque quel vasto repertorio dovuto alla presenza in Sardegna di molti ordini religiosi: i Benedettini (con le loro diverse Famiglie: Cassinesi, Vittorini, Cistercensi, Camaldolesi, Vallombrosani), i Francescani, i Domenicani, la Compagnia di Gesù, etc;
b) i repertori profani: i canti a tenore (nelle diverse varianti lessicali: cuncordu     
( sia sacro che profano ), cuntzertu, cuntratu, etc.); i mutos e mutetus; ninnenanne; atitos/atìtidus; canti di lavoro; duru-duru;  la gobbula sassarese, insieme con quei canti che fanno parte delle gare poetiche che si svolgevano - e si svolgono - sui palchi dei nostri paesi durante le feste patronali.
A tutte queste forme, così sommariamente riportate e di cui mi scuso, devo gratitudine e riconoscenza per i numerosi e preziosi spunti che mi sono stati utili nell'armonizzazione sia delle melodie popolari, che nei miei canti.
In questi ultimi ho trovato conforto e suggerimenti nel vasto repertorio della cosiddetta coralità di scuola nuorese e nei suoi ispiratori e compositori. 
 

Per concludere: 

dentro la grande area del canto popolare, i brani contenuti nel libro  
"Cantos de Coro"  vogliono solo essere un aiuto, sia pure modesto, per 
rinnovare o suscitare l’interesse verso le nostre ricchissime tradizioni musicali.  
 

 

In un repertorio ormai vastissimo tra i brani più noti, legati al  canto di scuola nuorese , si possono ricordare: "Sa crapola", "Non potho reposare", "Sa ninna nanna de  Anton'Istene", "Nanneddu meu", “Su nugoresu", "Bella si cheres bennere“, “Unu ballu pilicanu”, “Sa nugoresa”